Incolli l’indirizzo di una pagina e in meno di un minuto ricevi tre cose: se Google la può mostrare nei risultati — e, se non può, la riga esatta che glielo impedisce; come apparirà nei risultati di ricerca, titolo e descrizione ricostruiti dai valori misurati sulla tua pagina e tagliati dove li taglia Google; e le tre cose da correggere per prime, in ordine di quanto pesano sulla ricerca, con sotto il messaggio già scritto da inoltrare a chi cura il sito. Il check guarda la pagina che indichi, una per volta: non è una scansione di tutto il sito.
Esempio di risultato reale
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- Questo strumento invia a OpenAI le misure prese sulla pagina e un estratto del suo testo, per scrivere sintesi e consigli: il punteggio lo calcola il nostro codice. Dettagli in Trattamento dati & AI.
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Cosa fa
Il motore scarica la pagina che indichi e ne misura gli elementi tecnici che i motori di ricerca leggono per primi: codice di risposta HTTP, HTTPS e header di sicurezza (HSTS, CSP, X-Content-Type-Options, Referrer-Policy), title e meta description (presenza e lunghezza), canonical (quale indirizzo è quello ufficiale, quando la stessa pagina si raggiunge in più modi), lingua dichiarata, viewport per il mobile (e se impedisce di ingrandire la pagina con due dita), gerarchia dei titoli H1 e H2, immagini senza attributo alt, collegamenti fatti di una sola immagine senza nome, quantità di testo e di link, peso della pagina — il documento HTML e le immagini che fa scaricare a un telefono, pesate una per una fino a 40 — e degli script inline, riferimenti a risorse non sicure, presenza di dati strutturati (le informazioni in codice che fanno comparire orari, indirizzo, prezzo o stelline accanto al tuo risultato), di Open Graph (l’anteprima che si vede quando il link viene incollato su WhatsApp o Facebook) e della favicon, e se la pagina chiede ai motori di ricerca di non mostrarla («noindex», nel meta robots o nell’header X-Robots-Tag), e se il robots.txt del sito vieta a Google di scaricarla. Ogni misura è ripetibile: due esecuzioni sulla stessa pagina danno lo stesso numero, e ogni rilievo cita il valore su cui si fonda.
Per chi è
Chi gestisce un sito e sospetta problemi di indicizzazione, copywriter e web agency che devono consegnare un audit tecnico documentato, sviluppatori che vogliono una checklist SEO puntuale dopo una migrazione o un restyling.
Come funziona
- Incolli l’URL della pagina da verificare.
- Il motore scarica quella pagina e ne misura gli elementi tecnici in codice.
- Il modello aggiunge le interpretazioni e i consigli, mai le misure.
- Ricevi il check con punteggio e rilievi ordinati per impatto sulla visibilità.
Input supportati
Un URL pubblico e raggiungibile, che sia la home o una pagina interna. Viene analizzata quella pagina soltanto. Non servono accessi né installazioni: si usa solo ciò che è pubblicamente visibile.
Risultato
In cima, la risposta alla domanda con cui sei arrivato: «Google la può mostrare» oppure «Google non la può mostrare», e in questo secondo caso il motivo per esteso — il «noindex» della pagina o la riga del robots.txt che la blocca — perché finché c’è quello, nessun’altra correzione serve a niente. Subito sotto, «Come ti vede Google»: il tuo titolo e la tua descrizione disegnati come appariranno in un risultato di ricerca, con il taglio indicativo di Google; dove manchi il titolo o la descrizione, il riquadro mostra che cosa Google metterà al loro posto. Poi le tre cose da correggere per prime, spiegate a chi non è tecnico, e a seguire il messaggio già pronto per chi cura il sito: ogni punto in ordine, la misura su cui si fonda, che cosa fare in termini tecnici e, dove c’è, il pezzo di codice da incollare. Si copia con un clic o si apre nel programma di posta. I rilievi sono in ordine di quanto pesano sulla ricerca, e quelli che non la riguardano — gli header di sicurezza del server — stanno in fondo, dichiarati per quello che sono, così non ti rubano tempo. Sotto resta l’audit completo con punteggio tecnico e rilievi tracciabili, ognuno con la propria etichetta: FATTO OSSERVATO per le misure prese sulla pagina (es. “la meta description misura 167 caratteri; la finestra utile è 50-160”), INFERENZA AI quando il motore deduce la probabile causa di un problema, RACCOMANDAZIONE per la correzione proposta. Nessuna metrica viene inventata: l’audit non dichiara posizioni in classifica, volumi di ricerca o traffico, perché non li misura; dove un valore è una stima, è scritto che lo è.
Limiti
Il check fotografa lo stato tecnico di una pagina, non il posizionamento del sito: non interroga le classifiche di Google e non promette risalite. L’analisi riguarda una sola pagina: quella dell’URL che indichi. Il motore non segue i link interni, non apre la sitemap, non ricostruisce le catene di redirect, non cerca i 404 interni e non misura i tempi di caricamento. Pesa invece le immagini che la pagina fa scaricare a un telefono — le prime 40, una per una — perché una foto caricata così come esce dalla macchina fotografica è la causa più comune di una pagina lenta: se un solo file supera 1 MB, o tutte insieme i 5 MB, il check lo dice con l’indirizzo delle più pesanti. Le immagini disegnate dal foglio di stile (gli sfondi in CSS) non sono contate. Legge invece il «noindex» che la pagina dichiara da sé, nel meta robots o nell’header X-Robots-Tag: se c’è, è il primo rilievo del check, perché nessun’altra correzione la farà comparire nei risultati di ricerca. Legge anche il robots.txt del sito, con le regole che Google applica a sé: se vieta a Google di scaricare quella pagina, il check lo dice con la riga esatta che la blocca, e nel riepilogo trovi se il file dichiara una sitemap. Se il robots.txt non risponde, quel controllo è dichiarato non verificabile, non promosso. Per controllare più pagine, esegui il check su un URL per volta. Il motore legge l’HTML che il server consegna, non la pagina come la ricostruisce il browser: di una pagina costruita in parte con JavaScript viene misurato solo ciò che è già presente nell’HTML servito. Se invece il server consegna il solo guscio — il titolo c’è, ma nessun testo, nessun collegamento e nessuna immagine — il controllo non viene eseguito: un punteggio calcolato su quel guscio non direbbe niente della tua pagina. Una pagina piccola ma completa — la pagina d’ingresso con il pulsante «Entra», il biglietto da visita con indirizzo, telefono e orari — non è un guscio: si controlla come le altre, e il check-up ti dice anche che ha poco testo. Vale lo stesso per i siti che vietano l’accesso automatico. In entrambi i casi ti spieghiamo che cosa è successo e i crediti ti vengono restituiti.
Check-up Sito Web e Check-up Sito con Correzioni misurano la stessa pagina con lo stesso motore e le stesse misure di questo check: cambia la domanda a cui rispondono e il taglio dei consigli, non il dato rilevato — sullo stesso URL il punteggio è identico. Se ne hai già eseguito uno, un secondo non aggiunge misure nuove: scegli quello che risponde alla tua domanda, non tutti e tre.
Privacy e dati
Le pagine scaricate per i controlli vengono elaborate temporaneamente e non vengono conservate in modo permanente per impostazione predefinita. I contenuti del tuo sito non vengono mai usati per addestrare modelli AI.
Domande frequenti
Serve l’accesso a Search Console?
No, l’audit lavora dall’esterno. Search Console resta però complementare: contiene dati (query, impression) che dall’esterno non esistono, e l’audit non tenta di indovinarli.
L’audit corregge anche gli errori?
No, questo prodotto diagnostica e documenta, e nessuno dei tre check-up tocca il tuo sito: lo osservano dall’esterno, come farebbe un visitatore. Se oltre alla diagnosi vuoi anche la correzione già scritta, Check-up Sito con Correzioni abbina a ogni problema l’intervento concreto — quale tag, header o attributo cambiare — ma il piano lo esegui tu o il tuo sviluppatore.
Dopo quanto conviene ripetere l’audit?
Dopo ogni intervento importante sul sito (migrazione, cambio tema, ristrutturazione dei contenuti) e comunque periodicamente: ripetendo l’audit puoi confrontare i punteggi e verificare che le correzioni abbiano effetto.
La mia pagina non compare su Google: il check mi dice perché?
Ti dice le due cause che si vedono dall’esterno e che rendono inutile ogni altra correzione: una pagina che chiede di non essere mostrata («noindex») e un robots.txt che vieta a Google di leggerla, con la riga esatta. Se nessuna delle due c’è, il check lo scrive. Le altre cause possibili — una pagina pubblicata da poco, un’azione manuale di Google, i dati di Search Console — non stanno nella pagina, e il check non le indovina.