Carica una fattura: il file XML della fattura elettronica — anche firmato .xml.p7m, così come lo scarichi dal Cassetto fiscale o dal gestionale — oppure una fattura in PDF. Se le fatture sono tante, carica lo ZIP che il Cassetto fiscale ti fa scaricare con quelle del mese: un solo caricamento, un solo credito, un solo Excel con tutte, e in cima al risultato leggi già quanti fornitori, il totale e l’IVA del mese. Ricevi un file Excel da aprire subito — una riga per la fattura, un foglio per le righe di dettaglio, uno per l’IVA e uno per le scadenze — e gli stessi dati in JSON per il gestionale: fornitore, righe, imponibile, IVA, totale e scadenza di pagamento. Dalle fatture elettroniche i dati si copiano dal tracciato, senza intelligenza artificiale. La fine del data entry manuale.
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- Ogni risultato passa controlli automatici, con livello di confidenza indicato.
- Le fatture elettroniche XML e .p7m, anche dentro uno ZIP, si leggono sui nostri server senza intelligenza artificiale: a OpenAI va solo il testo estratto da una fattura in PDF. Dettagli in Trattamento dati & AI.
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Cosa fa
Individua nella fattura i campi che servono alla registrazione contabile: denominazione e partita IVA del fornitore, numero e data del documento, righe con descrizione, quantità e prezzo, aliquote e importi IVA, totale documento, modalità e scadenza di pagamento quando indicate. I totali estratti vengono ricontrollati sommando le righe: se la somma non torna con i totali dichiarati, la differenza viene segnalata invece di essere corretta in autonomia.
Per chi è
Uffici amministrativi e partite IVA che ricevono fatture elettroniche dal Sistema di Interscambio e vogliono leggere i dati o metterli in un foglio di calcolo senza un programma che apra l’XML o il .p7m, chi riceve fatture estere o pro-forma in PDF, studi di commercialisti che digitalizzano documenti dei clienti, sviluppatori che integrano la registrazione fatture in gestionali e software di contabilità.
Come funziona
- Carichi la fattura: il file XML della fattura elettronica, la sua versione firmata .p7m, lo ZIP con più fatture elettroniche o un PDF (fino a 15 MB).
- Da una fattura elettronica i dati si copiano dai campi del tracciato XML, senza nessuna lettura a occhio. Da un PDF il motore individua intestazione, righe e riepilogo IVA.
- Ogni importo viene ricercato fra i numeri del documento: quello che nel PDF non è scritto da nessuna parte non ti viene consegnato come letto.
- Un controllo di quadratura confronta le righe con i totali dichiarati.
- Un ultimo confronto mette il totale documento accanto all’importo che la fattura chiede di pagare: se non sono lo stesso numero, te lo dice.
- Scarichi l’Excel o il JSON, con le eventuali anomalie evidenziate nella pagina, nel foglio Info dell’Excel e nel JSON.
Input supportati
Fattura elettronica (FatturaPA). Il file XML, anche nella busta firmata .xml.p7m (in binario o in base64), così come arriva dal Cassetto fiscale, dalla PEC o dal gestionale. Oppure lo ZIP che il Cassetto fiscale ti fa scaricare con le fatture di un periodo, o che esporta il tuo gestionale, fino a 15 MB e 2.000 file: ogni .xml e .xml.p7m che contiene viene letto come se lo avessi caricato da solo, e le fatture diventano un risultato unico, per un credito. Ricevute, notifiche e metadati dello SdI che stanno accanto alle fatture vengono riconosciuti e lasciati fuori, e te lo diciamo; la stessa fattura presente due volte — in .xml e in .xml.p7m — si conta una volta; un file che non si apre te lo nominiamo, e il risultato non si dichiara completo. Nell’Excel ogni fattura ha il suo tipo di documento, così una nota di credito — che il tracciato scrive con gli importi in positivo — non si somma alle fatture come se fosse un addebito. I dati vengono dai campi del tracciato, non da una lettura: gli importi arrivano come numeri con il punto decimale, esattamente come sono scritti nel file, e le righe di dettaglio arrivano tutte. La firma digitale non viene verificata: ne leggiamo il contenuto. Un lotto con più fatture nello stesso file, come uno ZIP, si consegna intero: la pagina del risultato le elenca tutte, una riga per fattura con numero, data, fornitore, totale ed esito della quadratura; nell’Excel ognuna ha la sua riga, con il numero della fattura accanto a ogni riga di dettaglio, e nel JSON la prima è in fields e le altre nel blocco lotto, con gli stessi campi. La quadratura invece la rifacciamo su ciascuna fattura: la pagina ti dice quante tornano e nomina quelle che non tornano, e nell’Excel la colonna Quadratura del foglio Fatture ne dà l’esito, fattura per fattura, con i numeri e la differenza. Il totale documento, nel tracciato, è un campo facoltativo che molti gestionali non compilano: quando manca lo calcoliamo sommando imponibile e imposta del riepilogo IVA, e il risultato lo dichiara come calcolo nostro: nella pagina, nell’Excel accanto al numero e nel JSON, nel blocco calcolati. Anche la fattura semplificata (FSM10, quella fino a 400 euro) si legge: le sue righe arrivano come le scrive il tracciato, con l’importo IVA compresa, e imponibile, IVA per aliquota e totale — che quel tracciato non scrive — li ricaviamo noi dalle righe e te lo diciamo accanto a ogni numero, nella pagina, nell’Excel e nel JSON. Se al posto della fattura carichi una ricevuta o una notifica dello SdI, o un XML che non è una fattura, te lo diciamo prima di cominciare e non ti viene addebitato nulla.
PDF. Fatture, pro-forma e note di credito in PDF fino a 15 MB con testo selezionabile, in italiano o in inglese. Un job elabora un documento alla volta, e questo vale anche dentro un solo file: se il PDF che carichi contiene più di una fattura — capita con gli invii mensili di un fornitore e con i PDF scaricati in blocco — il risultato ne riporta una sola. Non te lo lasciamo scoprire in contabilità: quando il file dichiara più di una testata il risultato ti dice quale fattura abbiamo letto, ti elenca i numeri di quelle che non sono nel risultato e non si dichiara completo. Per averle tutte, caricale come lavori separati, un PDF per ciascuna. I PDF fatti solo di immagini — le scansioni che non sono passate da un OCR — non sono ancora supportati: l’elaborazione si ferma subito, viene segnalata come non riuscita e non ti viene addebitato nulla. I PDF protetti da password vengono rifiutati allo stesso modo: senza la password le pagine non si aprono, l’elaborazione si ferma subito e non ti viene addebitato nulla. Apri il file con la sua password, salvane una copia senza protezione e carica quella. Per saperlo prima di caricare: se il PDF si apre senza chiederti una password e riesci a selezionare una riga di testo, il documento si legge — ma la prova vale pagina per pagina. Un documento in parte digitale e in parte scansionato (una pagina fotografata, un allegato firmato a mano) viene elaborato e addebitato, perché il testo delle altre pagine c’è: in quel caso il risultato ti dice quali pagine non contenevano testo selezionabile e che il loro contenuto non è nel file, invece di dichiararsi completo. Se invece da quelle pagine non esce nessuno dei dati che questo strumento estrae — è il caso della copertina digitale generata dal gestionale sopra un documento fotocopiato — l’elaborazione si ferma, non ti viene addebitato nulla e il messaggio ti dice quante pagine sono immagini: il gesto che sblocca è passare il PDF per un OCR, non caricare un altro file. Ogni elaborazione legge al massimo le prime 80 pagine del PDF e, dentro quelle, circa 280.000 caratteri di testo. I due tetti sono tarati per mordere nello stesso punto: misurato l’8 settembre 2026 su dieci documenti di gara italiani veri, è esattamente quanto testo portano ottanta pagine. Solo su un documento molto più fitto della media — un computo metrico, un allegato a righe serrate — è il limite sui caratteri ad arrivare per primo, e la lettura si ferma prima dell’ottantesima pagina. Il risultato dichiara sempre a quale pagina la lettura si è fermata, e il messaggio ti dice da quale pagina ripartire. Se un dato obbligatorio è rimasto oltre il taglio l’elaborazione si ferma e non ti viene addebitato nulla; se invece i dati obbligatori erano tutti nelle pagine lette il risultato ti viene consegnato e i crediti restano spesi, e ciò che non abbiamo trovato è dichiarato come non presente nella parte letta, mai come assente dal documento. In entrambi i casi puoi caricare come lavoro separato un PDF con le pagine che ti servono, tenendo dentro anche le pagine iniziali del documento: questo strumento estrae i suoi dati in una lettura sola, e un PDF con le sole pagine finali verrebbe rifiutato perché i dati di apertura non ci sarebbero.
Risultato
Due file, con gli stessi dati. Un file Excel (.xlsx) che si apre con un doppio clic: il foglio Fattura ha numero, data, fornitore, cliente, imponibile, totale e pagamento; poi un foglio per le righe di dettaglio, uno per il riepilogo IVA e uno per le scadenze. Se le fatture sono più di una — lo ZIP del mese — c’è anche il foglio Riepilogo, con le somme che faresti tu: il totale per fornitore (per cliente, se sono fatture che hai emesso tu) con le note di credito sottratte, l’IVA per aliquota, i pagamenti per mese di scadenza e, quando le fatture li dichiarano, ritenute d’acconto, contributi di cassa, IVA in scissione e bollo, che diventano anche colonne del foglio Fatture. Autofatture e integrazioni (da TD16 a TD23, da TD27 a TD29) e le fatture in un’altra valuta non entrano nei totali, e il foglio le nomina. Gli importi sono numeri che si sommano e si filtrano, le date sono date, le partite IVA tengono gli zeri davanti; il foglio Info dice da dove vengono i dati, l’esito della quadratura e le note. E un file JSON con blocchi separati per fornitore, documento, righe, riepilogo IVA e pagamento, più l’esito del controllo di quadratura, per chi lo importa in un gestionale: le sue chiavi restano quelle, anche se la pagina e l’Excel mostrano i nomi in italiano. I campi non presenti in fattura restano assenti, non vengono stimati: l’unico numero che calcoliamo noi è il totale di una fattura elettronica che non lo riporta, e te lo diciamo. Gli importi fanno un passo in più: prima di essere consegnati vengono ricercati fra i numeri del documento, e quelli che nel PDF non compaiono vengono tolti e dichiarati nel blocco importi — così un 0,00 che la fattura non scrive non arriva mai in contabilità come se lo scrivesse.
Questo vale solo per le fatture in PDF: da una fattura elettronica — XML, .p7m o ZIP — le righe arrivano tutte, perché si copiano dal tracciato. In un PDF le righe di dettaglio e le voci del riepilogo IVA sono elenchi, e su un elenco lungo il risultato può contenerne solo una parte anche quando la lettura arriva in fondo al documento. Non è il limite di lettura descritto sopra — quello riguarda quante pagine apriamo — ma quante voci l’elaborazione riesce a restituire, e non c’è una soglia fissa da dirti in anticipo: dipende da quante voci ha l’elenco e da quanto è lunga ognuna. Quando il documento numera le voci — 1), 2), 3) — ce ne accorgiamo e te lo diciamo: il file porta un blocco elenchi_incompleti con la prima voce che manca, e dentro quality il campo complete passa a false. Quando invece il documento le elenca senza numerarle — trattini, puntini, rientri — non abbiamo modo di accorgercene, e un elenco accorciato ti arriva senza nessun avviso. In tutti e due i casi il risultato ti viene consegnato e i crediti restano spesi. Se ti serve l’elenco completo, dividi il documento in più PDF di poche pagine ciascuno, caricali come lavori separati e unisci i risultati.
Limiti
Timbri sopra i numeri, layout insoliti o un OCR impreciso possono impedire la lettura di alcuni campi: in quel caso il campo viene segnalato come mancante o incerto. Il controllo di quadratura si fa sui valori che la fattura riporta: se mancano gli importi di riga o l’imponibile, l’esito dichiara non verificabile e dice quale valore mancava, invece di dare per buoni conti che non ha potuto fare. La fattura ha più confronti: se uno riesce e un altro no l’esito è parziale e dice quanti ne sono stati fatti, perché un confronto riuscito non copre uno saltato. Quando l’importo di una riga manca ma ci sono quantità e prezzo unitario, la riga viene ricalcolata e l’esito scrive che quel numero è un calcolo nostro, non un dato del documento. Lo strumento estrae i dati ma non effettua valutazioni fiscali: la correttezza contabile della registrazione resta a carico di chi la esegue. Per la stessa ragione la ritenuta d’acconto, l’IVA in scissione dei pagamenti e l’imposta di bollo non hanno un campo loro: quando separano il totale documento dall’importo da pagare te lo diciamo, con i due numeri e la riga del documento in cui compare la differenza, ma non le estraiamo come dato a sé e non decidiamo quale dei due numeri vada registrato. Da una fattura elettronica te le nominiamo comunque con il loro importo, perché il tracciato XML le dichiara in campi suoi. Il controllo sugli importi è a senso unico e lo diciamo: un numero che nel documento non c’è viene tolto con certezza, ma un numero che c’è e sta nel posto sbagliato non può essere riconosciuto come tale. Un caso però te lo dichiariamo, ed è quello che capita sulle fatture a forfait: quando l’importo di una sola voce vale esattamente un totale dichiarato dalla fattura — l’imponibile o il totale documento — e le altre voci non ne riportano nessuno, l’esito ti nomina quella voce e ti dice che quel numero può essere il suo prezzo oppure il totale del documento finito su una riga di dettaglio. Da un numero non si distingue: te lo segnaliamo prima che tu lo importi, senza correggerlo e senza decidere al posto tuo. Se il testo del documento non è rileggibile per intero, il confronto non viene fatto e il risultato lo scrive, invece di lasciarlo credere. In caso di fallimento i crediti vengono rimborsati.
Privacy e dati
Le fatture contengono dati fiscali e commerciali sensibili: vengono elaborate temporaneamente, non vengono conservate in modo permanente per impostazione predefinita e non vengono mai usate per addestrare modelli.
Domande frequenti
Serve anche per le fatture elettroniche XML?
Sì. Carica il file XML così com’è, oppure la versione firmata .xml.p7m che scarichi dal Cassetto fiscale: la busta si apre da sola, anche quando è scritta in base64. Quando ce l’hai è la strada migliore, perché i dati si copiano dai campi del tracciato invece di essere letti da una copia in PDF: niente importi letti male, tutte le righe, e le note di credito, le ritenute, il bollo e la scissione dei pagamenti ti vengono nominati con il loro importo. La firma digitale non viene verificata. Per le fatture estere, i pro-forma e le copie di cortesia resta il PDF.
Ho un file .p7m che non si apre: posso leggerlo in Excel?
Sì, ed è il caso per cui questo strumento serve di più. Il .p7m è la fattura elettronica chiusa nella busta della firma digitale: Windows e macOS non lo aprono senza un programma di firma. Caricalo qui così com’è e scarica l’Excel: la fattura te la ritrovi in un foglio, con le righe, l’IVA e le scadenze. La firma non viene verificata — ne leggiamo il contenuto — quindi se ti serve la prova che la firma è valida, quella resta al tuo programma di firma o al Cassetto fiscale.
Posso processare molte fatture al mese in automatico?
Sì, se sono fatture elettroniche: scarica dal Cassetto fiscale — o dal tuo gestionale — lo ZIP con le fatture del mese e caricalo così com’è. È un solo lavoro e un solo credito, e ricevi un solo Excel: una riga per fattura nel foglio Fatture, con il tipo di documento, il file da cui viene e le note di ciascuna, e le righe di dettaglio, l’IVA e le scadenze di tutte, con il numero e il fornitore accanto a ogni riga. In più il foglio Riepilogo fa i conti del mese — quanto per fornitore, quanta IVA per aliquota, quanto pagare mese per mese — e in cima alla pagina del risultato leggi già fornitori, totale, IVA e ritenute. I PDF invece si caricano uno per volta. Via codice no:Invoice → JSON API è in preparazione e non è ancora disponibile. Il tetto di 50 elaborazioni al giorno per account conta i caricamenti, non le fatture: uno ZIP è un’elaborazione sola.
Cosa succede se i totali non quadrano?
Il JSON riporta sia i valori letti sia l’esito del controllo, nel blocco quadratura: per ogni confronto trovi il totale calcolato, quello dichiarato in fattura e la differenza. Una differenza non vuol dire che la fattura sia sbagliata, e non te lo diciamo: nasce spesso da una voce che il documento somma ai totali senza elencarla fra le righe di dettaglio — il contributo previdenziale del 4% di una parcella, uno sconto o una spesa in calce, il bollo — oppure da una riga che non siamo riusciti a leggere. C’è però un caso in cui la differenza dice un’altra cosa, e allora te lo diciamo con parole diverse: quando ciò che manca vale più di tutte le voci che ti abbiamo consegnato messe insieme, non è una voce fuori elenco né una riga sfuggita — è una parte dell’elenco che non è arrivata nel risultato. In quel caso l’esito lo scrive per esteso, ti dice quante voci sono arrivate, e ti dice di caricare il documento diviso in più PDF più corti. Quando l’importo della differenza compare nel documento su una riga sola, il risultato ti dice quale, così parti da lì invece di ricontrollare la fattura riga per riga. Nessun valore viene modificato per far tornare i conti: sta a te decidere come trattare la differenza. In uno ZIP o in un lotto il controllo si fa su ogni fattura, non solo sulla prima: la pagina nomina quelle che non tornano, e l’esito di ciascuna è nella colonna Quadratura dell’Excel e nel JSON, nel blocco documenti.
Il totale documento è sempre l’importo da pagare?
No, e su una fattura italiana spesso non lo è. Su una parcella con ritenuta d’acconto il committente trattiene una quota e versa il resto; su una fattura verso la Pubblica Amministrazione in scissione dei pagamenti (art. 17-ter del D.P.R. 633/1972) l’IVA la versa l’Ente all’Erario e non arriva al fornitore; su una fattura con l’imposta di bollo addebitata al cliente si paga qualcosa in più. In tutti e tre i casi il documento porta due numeri diversi, e noi te li consegniamo tutti e due come sono scritti: totale_documento e l’importo di ogni voce in scadenze. Li confrontiamo, e quando non coincidono il risultato ti dice di quanto e in che verso, e — quando quella differenza compare nel documento su una riga sola — ti dice quale riga. In quel confronto più righe di pagamento identiche — stessa data e stesso importo, diverse solo per l’IBAN — contano per una: sono i conti su cui puoi pagare quell’importo, non pagamenti che si sommano, e sommarli farebbe dire alla fattura di chiedere dieci volte quello che chiede. Le voci restano tutte nel file come sono scritte, e il risultato ti dice quante ne ha contate una volta sola. Quale dei due numeri vada registrato e quale pagato è una valutazione fiscale, e questo strumento non ne fa: non sceglie al posto tuo e non corregge niente. Se invece la fattura non riporta scadenze di pagamento con un importo — rimessa diretta, pagamento contestuale, documento già saldato — il confronto non ha un soggetto, e il risultato lo dichiara non applicabile: non è un dato che non siamo riusciti a leggere, è un dato che il documento non dichiara.