Un venditore ti dice che il sito ha otto anni, ventimila visite al mese e ottocento euro di pubblicità. Di quelle tre cifre, due non sono osservabili da fuori — vivono nei suoi account — e una sì. Questo check-up misura quella, e poi confronta tutte e tre con ciò che il sito consegna a chiunque: la data di registrazione del dominio nel registro, la storia anno per anno nell’archivio pubblico del web, e le pagine che il sito dichiara di avere. Tre dati che il venditore non può ritoccare.
Novità: questo strumento è appena arrivato. Ogni risultato passa controlli automatici e, se qualcosa non va, i crediti tornano indietro da soli.
Costo: 3 crediti · ≈ €2,70 per elaborazione. La prima elaborazione è gratuita con i crediti di benvenuto. Se poi vuoi continuare, la ricarica minima è di €3,90; i crediti non scadono. I crediti vengono trattenuti all'avvio e restituiti per intero se l'elaborazione non riesce.
- Se l'elaborazione fallisce, i crediti tornano indietro da soli.
Serve un account gratuito: con i crediti di benvenuto la prima elaborazione è offerta. Registrati in 30 secondi
Guarda un esempio di risultato
Costo
3 crediti per check-up, cioè da 1,47 € a 2,93 € secondo il pacchetto che hai. La prima elaborazione è gratuita: i 3 crediti di benvenuto di ogni nuovo account ne pagano esattamente una. Se il sito non ci risponde, o se il suo server ci consegna solo il guscio della pagina, il lavoro non parte e i crediti tornano sul tuo saldo.
Cosa misura, esattamente
Otto controlli, tutti deterministici: due esecuzioni sullo stesso sito danno le stesse date. Nessun modello linguistico tocca questo report, quindi nessun numero può essere inventato.
- La data di registrazione del dominio, letta dal registro: RDAP per i
.com,.org,.net; il whois di Registro.it per i.it, che RDAP non copre. - L’intestatario del dominio, quando il registro lo pubblica. È la verifica più ignorata e la più importante: se il dominio è intestato a una terza parte, chi te lo sta vendendo non ha il titolo per farlo.
- La prima copia nell’archivio pubblico del web e la presenza anno per anno, dal 1996 a oggi.
- I buchi in quella storia: un anno senza nessuna copia, in mezzo ad anni che ne hanno, di solito vuol dire che il dominio è stato lasciato scadere e poi ripreso — e l’anzianità che stai comprando non è quella che credi.
- Di che cosa parlava il sito nella prima copia archiviata, confrontando il titolo di allora con quello di oggi: un dominio riciclato da un altro settore porta con sé il proprio passato.
- Quante pagine il sito dichiara oggi nella sua sitemap, e il rapporto con le visite che il venditore dichiara.
- Chi incassa dal sito oggi: gli identificativi di AdSense, delle affiliazioni e degli strumenti di misura che stanno nel codice che il sito consegna a tutti. Diventano la lista degli account da nominare nel contratto.
- La scadenza della registrazione e se la home dice ai motori di ricerca di non indicizzarla.
Cosa ricevi
Una pagina di risultato che si apre nel tuo pannello e resta nell’archivio dei tuoi lavori (non muore chiudendo la scheda). In cima, il verdetto in una riga e le tre cose da chiedere al venditore, nell’ordine in cui conviene chiederle. Sotto:
- i rilievi, ognuno con la misura che lo prova e la data in cui l’abbiamo presa;
- la tabella anno per anno della presenza del sito nell’archivio pubblico;
- gli account da trasferire, con il loro identificativo e perché ognuno conta;
- le domande da fare al venditore, e accanto a ognuna che cosa significa se si rifiuta di risponderti;
- l’elenco di ciò che non è osservabile dall’esterno, con dove sta e come si ottiene;
- i controlli che non si sono potuti fare, elencati uno per uno: «è a posto» e «non l’abbiamo controllato» sono due cose diverse e solo una è una buona notizia.
Un esempio vero
Non un esempio illustrativo: un sito italiano davvero in vendita, misurato il 4 ottobre 2026. Dominio egregioavvocato.it, dichiarando 8 anni, 20.000 visite al mese e 800 € al mese.
- Verdetto in cima: «Una dichiarazione da chiarire». Il dominio è registrato dal 18/10/2013 (13 anni), la prima copia nell’archivio è del 2015: l’anzianità dichiarata regge.
- Rilievo grave: nel codice della home non c’è nessuno slot pubblicitario, nessun codice di affiliazione e nessun carrello. Gli 800 € al mese dichiarati non hanno una macchina visibile da fuori: va fatta mostrare dal vivo.
- Rilievo medio: la registrazione del dominio scade il 18/10/2026 — fra quattordici giorni. Da mettere nel contratto: chi rinnova, quando.
- Intestatario pubblicato dal registro: Intema S.rl. Se chi vende non è questa società, serve una spiegazione prima del saldo.
- Pagine dichiarate nella sitemap: 191, coerenti con le visite dichiarate (105 al mese per pagina).
Sullo stesso corpus, russianews.it (anch’esso in vendita) ha restituito cinque account da trasferire — AdSense, Analytics 4, Tag Manager e una proprietà Analytics vecchia — e tredici anni di presenza continua nell’archivio.
Per chi è
Chi sta per comprare un sito, un blog o un e-commerce e non è tecnico: la paura è «il venditore mi sta mentendo», e qui si verifica la parte che si può verificare. Chi compra domini per l’anzianità e vuole sapere se quell’anzianità è continua o ricucita. Chi assiste un cliente in un’acquisizione digitale e vuole arrivare dal commercialista con le domande giuste già scritte.
Cosa NON può fare, e perché
Qui sta la differenza fra una due diligence e una promessa. Queste cose non sono osservabili dall’esterno da nessuno strumento al mondo, e chi dice di verificarle senza gli accessi del venditore sta mentendo:
- Le visite reali. Vivono in Google Analytics e Search Console del venditore. Si ottengono con un accesso in sola lettura, che lui concede in due minuti.
- I ricavi reali. Vivono nel pannello che incassa. Si ottengono con uno schermo condiviso mentre entra, o con il PDF scaricato davanti a te.
- Le penalizzazioni manuali di Google. Si leggono solo dalla sua Search Console.
- I backlink e la loro qualità. Richiedono strumenti a pagamento da 89 €/mese: usiamo solo fonti gratuite e non li promettiamo.
- Il valore in euro del sito. Non lo calcoliamo. Diffida di chi lo calcola senza i tuoi numeri: i servizi gratuiti che danno una cifra la ricavano dai dati che tu inserisci, cioè da quelli del venditore.
E due limiti tecnici: il motore legge l’HTML che il server consegna, non la pagina come la ricostruisce il browser. Se il server consegna il solo guscio — il titolo c’è, ma nessun testo e nessun collegamento, perché il contenuto lo costruisce JavaScript — il check-up non viene eseguito e i crediti tornano, perché un giudizio dato su quel guscio non direbbe niente del sito vero. Vale lo stesso per i siti che vietano l’accesso automatico.
Perché questo e non le alternative
Prezzi verificati il 4 ottobre 2026.
- I valutatori gratuiti (Flippa Free Valuation, Siteprice, WorthOfWeb) danno una cifra in pochi secondi, ma la calcolano sui dati che inserisci tu: se il venditore gonfia, la valutazione gonfia con lui. Non guardano il dominio.
- Similarweb (da 125 $/mese) e Ahrefs (da 89 €/mese) danno stime di traffico e backlink: dati più ricchi dei nostri, a venti-quaranta volte il prezzo, e comunque stime — non la verifica.
- La due diligence umana (Centurica: da 149 $ a 7.495 $) verifica i numeri con accesso ai conti: fa ciò che noi dichiariamo di non poter fare, in giorni invece che in un minuto, in inglese, e per operazioni a sei cifre.
- La valutazione di un dominio in Italia costa 59 € (Nidoma); la valutazione di un sito, da 499 €. Una perizia asseverata parte da circa 800 €.
- Le checklist gratuite sono buone e spesso italiane, ma sono lavoro a mano: ti dicono di controllare l’archivio, il whois, la sitemap e le penalizzazioni, e presuppongono che il venditore ti dia i suoi accessi. Qui i primi tre controlli sono già fatti in un minuto, e il quarto è scritto fra le domande da fargli.
Privacy e dati
Interroghiamo tre fonti pubbliche e gratuite: il registro del dominio (RDAP o whois), l’archivio pubblico del web e il sito stesso. L’indirizzo che scrivi e le cifre dichiarate dal venditore servono a produrre il report e restano nel tuo lavoro. Nessun dato di questo prodotto viene inviato a un modello di intelligenza artificiale: tutte le misure sono calcolate in codice. L’intestatario del dominio, quando compare, è il dato che il registro pubblica: sui .it le persone fisiche sono oscurate dal registro stesso se non hanno acconsentito alla pubblicazione.
Domande frequenti
Il report mi dice quanto vale il sito?
No, e diffida di chi promette una cifra automatica. Il valore dipende da traffico e ricavi, che sono negli account del venditore. Questo report ti dice se le cifre che ti ha dato stanno in piedi rispetto a ciò che si misura da fuori, e ti dà la lista delle cose da farti documentare prima di firmare.
Può verificare le visite dichiarate dal venditore?
No, nessuno può senza i suoi accessi. Ciò che facciamo è confrontarle con quante pagine il sito ha davvero: ventimila visite al mese su dodici pagine fanno 1.667 visite per pagina, ed è un numero che si chiede di vedere, non che si crede. Il report ti scrive la domanda da fargli.
Da quanti anni esiste davvero questo sito?
È la domanda a cui questo prodotto risponde meglio, e lo fa con due date indipendenti: quella del registro (quando il dominio è stato registrato) e quella dell’archivio pubblico (quando il sito è stato visto online per la prima volta). Quando le due divergono, o quando in mezzo ci sono anni senza copie, te lo scriviamo: è il segnale di un dominio ripreso dopo una scadenza.
Il sito che voglio comprare è su un dominio riciclato?
Lo si vede da due segnali che misuriamo: i buchi nella storia archiviata e il cambio di argomento fra il titolo di allora e quello di oggi. Nessuno dei due è una condanna — i progetti cambiano — ma entrambi cambiano il prezzo giusto, e nel report trovi il collegamento per guardare tu stesso com’era.
Sostituisce il commercialista o l’avvocato?
No. Copre la parte tecnica e di presenza web; gli aspetti contrattuali, fiscali e legali richiedono professionisti. Il report è pensato per arrivare da loro con le domande giuste già scritte.
Devo sapere che cosa dichiara il venditore?
No, i tre campi sono facoltativi: senza di essi ricevi il referto su età, storia, pagine e account del sito. Con anche uno solo compilato, quel referto diventa un confronto, ed è lì che serve davvero.