I cataloghi pubblici cambiano di continuo: nuovi dataset e nuovi servizi dati vengono pubblicati, altri dismessi. Radar Nuovi Dati Pubblici interroga i cataloghi ufficiali — data.europa.eu, dati.gov.it e RNDT — e ti avvisa quando compare un dataset o una API sui temi che segui, con l’ente, la licenza dichiarata nella scheda e il link.
Novità: questo strumento è appena arrivato. Ogni risultato passa controlli automatici e, se qualcosa non va, i crediti tornano indietro da soli.
- Ti avvisiamo quando esce qualcosa di nuovo, e anche quando la fonte smette di rispondere: dopo 3 ricerche non riuscite di fila ti scriviamo, e intanto la riga del radar nella tua area lo dice dalla prima.
- Metti in pausa o disattivi quando vuoi, dalla tua dashboard.
Fonti dei dati Ogni voce dice chi pubblica il dato e a quali condizioni si può riusare.
- data.europa.eu – Hub Search API — European Commission / Publications Office con condizioni
- dati.gov.it – Catalogo nazionale dati aperti — AgID con condizioni
- RNDT – REST Metadata API — AgID con condizioni
- PDND – catalogo e-service open data — Dipartimento per la Trasformazione Digitale con condizioni
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Cosa fa
Radar Nuovi Dati Pubblici legge quattro cataloghi di metadati, cioè elenchi che descrivono i dati senza contenerli. data.europa.eu, il portale dei dati aperti dell’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione Europea, per conto della Commissione Europea, con la sua Hub Search API: descrive cataloghi, dataset, servizi dati e organizzazioni europee. dati.gov.it, il catalogo nazionale dei dati aperti gestito da AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale: raccoglie nel formato DCAT-AP_IT le schede dei dataset delle amministrazioni italiane. RNDT, il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali, di AgID: descrive geodati e servizi territoriali. Il catalogo degli e-service della PDND, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, non è ancora collegato — la sua interfaccia rifiuta le richieste che non arrivano da un soggetto accreditato — ed è pubblicato come dataset aperto su dati.gov.it: elenca gli enti aderenti e le API che espongono, con aggiornamento periodico.
Il radar confronta le schede di ogni catalogo con le tue parole chiave e ti avvisa di quelle mai segnalate prima, con quello che la scheda dichiara: titolo, ente, licenza, formati e link. Il radar non scarica i dati, non li apre e non ne verifica la qualità. Se un campo è vuoto nella scheda — può capitare alla licenza — nell’avviso resta vuoto, e la riga lo dice. Usa solo fonti pubbliche e gratuite.
Per chi è
Chi lavora sui dati e costruisce prodotti o analisi su dati pubblici; ricercatori, giornalisti di dati e uffici studi che seguono un tema (qualità dell’aria, trasporti, imprese); aziende che sviluppano software su API pubbliche e vogliono sapere di un nuovo servizio territoriale. È lo stesso bisogno che abbiamo noi: tenere aggiornato l’elenco delle fonti su cui costruiamo i prodotti.
Come funziona
- Scrivi le parole chiave dei temi che segui, separate da una virgola: basta che ne compaia una. Metti un + davanti a quella indispensabile: passeranno solo le schede che la contengono.
- Scegli ogni quanto cercare: ogni giorno o ogni settimana. I cataloghi collegati li legge tutti a ogni giro: non c’è un ambito da scegliere.
- A ogni giro il radar rilegge le schede pubblicate negli ultimi sette giorni e le confronta con il tuo criterio. Una scheda già segnalata non torna, nemmeno se l’ente la modifica.
- Ricevi un avviso solo con le schede mai segnalate prima: titolo, ente, tipo, licenza dichiarata, formati e link. Nessuna novità, nessun avviso.
Input supportati
Solo configurazione: nessun file da caricare. Imposti le parole chiave e la frequenza, nient’altro: non c’è un campo per l’ente o per il catalogo. Le parole chiave vengono cercate nel titolo e nella descrizione della scheda, nella lingua in cui l’ente li ha scritti: un dataset francese sulla qualità dell’aria, su data.europa.eu, non contiene la parola «aria». Per coprire più lingue tieni attivi più radar, uno per lingua.
Risultato
Un avviso in dashboard — e per email — con l’elenco delle schede nuove, una per riga: il titolo come il catalogo lo pubblica, l’ente, il tipo — dataset, servizio dati, geodato — la licenza dichiarata, o la nota che manca, i formati (CSV, JSON, WMS, API), la data e il catalogo di provenienza, le parole che hanno fatto scattare la riga e il link alla scheda ufficiale. La licenza nella riga è quella scritta dall’ente nella scheda: il radar la riporta, non la garantisce e non la interpreta. Se le schede pertinenti non entrano tutte in un avviso te lo diciamo e ti diciamo quante; quelle non elencate non torneranno in un avviso successivo, perché il radar le considera già viste: è il segnale che il criterio va stretto.
Limiti
Non tutte le schede sono italiane, e la riga te lo dice. data.europa.eu è il portale europeo: raccoglie i cataloghi di tutti gli Stati membri, quindi con un criterio in italiano possono arrivare schede pubblicate altrove, con il titolo nella lingua del catalogo o in inglese. Misurato il 04/09/2026 su un radar vero con criterio «+aria, qualità, monitoraggio»: delle 106 schede consegnate, 15 venivano da cataloghi di altri paesi — quattordici dal Regno Unito, una dalla Svezia — e le altre 91 da cataloghi italiani. Ogni riga dell’avviso dice da quale catalogo arriva, così riconosci le une dalle altre a colpo d’occhio; se vuoi solo l’Italia, usa parole chiave che un catalogo straniero non userebbe.
Che cosa è collegato oggi. Il radar interroga data.europa.eu, il portale europeo dei dati, dati.gov.it, il catalogo nazionale, e RNDT, il repertorio dei dati territoriali. Il catalogo degli e-service della Piattaforma Digitale Nazionale Dati è dichiarato fra le fonti del prodotto ma non è collegato: la sua interfaccia rifiuta le richieste che non provengono da un soggetto accreditato, e finché resta così quelle schede non compaiono nei tuoi avvisi. Ogni avviso dice da quali cataloghi ha letto, così il silenzio di uno non si confonde con l’assenza di novità.
Le fonti sono cataloghi di metadati, e un catalogo contiene solo ciò che gli enti ci hanno messo. Un dataset pubblicato solo sul sito di un comune, senza una scheda in un catalogo che dati.gov.it raccoglie, questo radar non lo vede. Se una scheda descrive un dato a pagamento o ad accesso riservato, il radar lo segnala con la condizione dichiarata: non lo filtra e non ti dà accesso, ti dice che il dato esiste, non che sia libero. «Nuovo» vuol dire nuovo nel catalogo, non necessariamente nel mondo: la scheda di un dato distribuito da anni può comparire oggi, e la data nella riga è quella dichiarata dal catalogo. Un dataset italiano può comparire sia su dati.gov.it sia su data.europa.eu, che raccoglie anche i cataloghi nazionali: puoi vederlo due volte, e la riga ti dice da quale catalogo arriva. Il radar segnala le schede che compaiono, non quelle che spariscono: se un dataset che usi viene ritirato o cambia, non te lo diciamo.
Sulle licenze il confine è netto. Per RNDT e per il catalogo PDND i metadati che ti riportiamo sono riutilizzabili anche a fini commerciali; per i dati che descrivono, e per ciò che trovi su data.europa.eu e dati.gov.it, vale la licenza del singolo dataset, non quella del catalogo: lo scrivono le condizioni dei tre portali. Il radar te la riporta e ti dice quando manca, ma non trasforma una licenza dichiarata in un permesso: questo prodotto non sostituisce la lettura delle condizioni d’uso del dataset né un parere legale sul riuso.
Il catalogo degli e-service PDND è un elenco aperto, ma gli e-service non lo sono: la Piattaforma Digitale Nazionale Dati è riservata ai soggetti ammessi, previo accreditamento e base giuridica per ogni e-service. Il radar ti dice che un e-service esiste, chi lo eroga e a che versione è; non lo chiama, non ne legge i dati e non ti dà accesso. Lo stesso vale per i servizi WMS e WFS di RNDT: la riga riporta l’indirizzo dichiarato, non lo prova.
Ogni ricerca ha un tetto che dipende dalla fonte: data.europa.eu consegna fino a 1000 risultati per ricerca, RNDT fino a 5000 schede per richiesta, dati.gov.it dipende dal catalogo. Se il tuo criterio li supera leggiamo le più recenti e l’avviso ti dice che il tetto è scattato. Una ricerca può anche non riuscire: un catalogo non risponde, risponde con un errore o restituisce qualcosa che non sappiamo leggere. In quel caso non ti avvisiamo al primo colpo — aspettiamo tre ricerche consecutive andate a vuoto, per non scriverti a ogni intoppo di pochi minuti — e ti avvisiamo comunque quando la fonte torna a rispondere. Nel frattempo il silenzio non significa «non è uscito niente»: nella tua area, sulla riga del radar, trovi scritto che cosa non ha funzionato, quante ricerche di fila non sono riuscite e la data dell’ultima riuscita. Al rientro la finestra dei sette giorni viene riletta; se l’interruzione è durata di più, le schede pubblicate prima non tornano in nessun avviso, e l’avviso di rientro ti dice da che giorno in poi abbiamo recuperato e se il tetto della fonte è scattato.
Per email ti mandiamo al massimo 20 avvisi all’ora. Se in un’ora ne maturano di più — capita a chi tiene attivi molti radar con controllo frequente — gli altri non te li mandiamo in posta, ma li registriamo tutti nel tuo storico, ognuno con la sua data e ora, e te lo diciamo con un avviso apposta: per quell’ora il silenzio della posta non significa «niente di nuovo».
Privacy e dati
La configurazione è usata solo per eseguire il tuo radar e puoi eliminarla quando vuoi. Delle schede lette conserviamo l’identificativo, per non ripetertele, e quello che finisce nell’avviso nel tuo storico, finché il radar esiste; il resto della scheda non lo conserviamo. Gli avvisi sono visibili solo dal tuo account. Le schede dei cataloghi contengono anche dati personali: il punto di contatto di un dataset può essere il nome e l’email di un funzionario. Li trattiamo con minimizzazione: la riga mostra l’ente e il link alla scheda, che servono allo scopo del prodotto, non nomi di persone né indirizzi email, e non li usiamo per costruire liste di marketing. Le tue ricerche non addestrano modelli.
Domande frequenti
Mi scarica anche i dati?
No. Ti dice che esistono, chi li pubblica, con quale licenza dichiarata e dove sono: il file o l’API li apri tu dal link della scheda, e le condizioni le leggi lì.
Perché la licenza nell’avviso non basta per riusare i dati?
Perché è quella che l’ente ha scritto nella scheda del catalogo, e la scheda non è il dataset: può mancare, essere generica o diversa da quella allegata al file. Il riuso commerciale dipende dal dataset trovato, come scrivono le condizioni di data.europa.eu, dati.gov.it e RNDT. L’avviso ti risparmia la ricerca, non la lettura.
Posso seguire un solo ente?
Non con un campo apposta: il radar legge le parole chiave e la frequenza, nient’altro. Puoi scrivere il nome dell’ente fra le parole chiave, con il + davanti, ma è un ripiego: lo stesso ente compare con grafie diverse in cataloghi diversi. La riga ti mostra l’ente così come il catalogo lo scrive.
Quando arriva un avviso?
Solo quando il radar trova schede che non ti aveva mai segnalato. Attenzione a un caso: se una ricerca non riesce, l’avviso parte alla terza volta consecutiva, non alla prima; fino a quel momento lo dice la riga del radar nella tua area. Se lì è tutto regolare, nessun avviso significa che nei cataloghi che segui non è comparsa nessuna scheda con le tue parole chiave, nella lingua in cui le hai scritte: non che nel mondo non sia uscito niente.
Mi avvisa anche se un dataset che uso cambia o sparisce?
No. Questo radar guarda ciò che compare, non ciò che cambia: un dataset ritirato o aggiornato non fa scattare nessuna riga. Per quello c’è Sorveglia Pagine Web, che ti avvisa quando il testo di una pagina cambia.
Cerco i dati su un indirizzo, non i cataloghi: è il prodotto giusto?
No: questo radar segnala schede di cataloghi. Per un singolo indirizzo il prodotto è Dossier Indirizzo, che non è ancora disponibile.